Mercatello sul Metauro

CHIESA E MUSEO DI SAN FRANCESCO
breve visita guidata al Museo e alla Città
(testo Gabriele Muccioli - Laura Vanni)

Benvenuti nel Museo di San Francesco, voluto dal Comune di Mercatello, dalla locale Associazione pro Loco e dalla Parrocchia S. Veronica Giuliani.

La visita inizierà dalla chiesa, uno degli edifici più significativi delle Marche, per passare poi alle sale allestite nell’ex convento e quindi all’esterno, dove scoprirete l’intera cittadina e le altre sue eccellenze.

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Mappa della Città

1. Chiesa e Museo di San Francesco

La Chiesa di San Francesco, già monumentale di per se stessa, venne destinata ad accogliere importanti opere provenienti da altri edifici ecclesiastici fin dal 1926, anno in cui terminarono gli imponenti restauri avviati ad inizio secolo che la riportarono alla primitiva semplicità francescana. L’istituzione del Museo di San Francesco avvenne solamente nel 1977, quando le pale degli altari precedentemente rimossi dalla chiesa vennero collocate in quella che era la sacrestia. L’allestimento attuale, del 2005, ha liberato la chiesa dalle opere a lei estranee, occupando anche il primo piano del convento adiacente. Il percorso che si snoda in suggestivi spazi architettonici, è una sintesi delle testimonianze storico-artistiche prodotte nei secoli dalla comunità cristiana locale e presenta opere d’arte di straordinario valore che, attraverso dipinti, sculture e oggetti liturgici, abbraccia gli ultimi mille anni.

Orari e Servizi

Chiesa S. Francesco 1907

2. Chiesa di San Francesco

Vi trovate nel cuore del complesso francescano, edificato, unitamente alla chiesa, a partire dal 1235. L’attuale piazza è ricavata nell’antico chiostro che, lungo il perimetro, era delimitato da un porticato continuo arricchito di affreschi. Sullo sfondo è l’edificio ove era il dormitorio dei frati e che in seguito appartenne ai Vescovi di Urbania, come ricordato dallo stemma in facciata. Il prospetto è caratterizzato dalle piccole monofore al piano primo e dalla bella facciata della Sala sottostante, con portale affiancato da due eleganti bifore. Questa, detta del Capitolo a ricordo di quello tenutovi da San Bonaventura da Bagnoregio a metà del 1200, venne successivamente trasformata in cappella della quale rimane una porzione di affresco seicentesco con la Madonna della Misericordia.

Il braccio destro del convento, dov’era il refettorio, è andato completamente perduto per un incendio avvenuto a metà del 1800 e a causa dei successivi lavori che lo trasformarono in Ospedale e poi in Casa di Riposo per anziani. La fontana centrale, in pietra arenaria, fu realizzata solo nel 1954 e presenta scolpiti brani tratti dal Cantico delle Creature di S. Francesco.

Sulla sinistra si erge la chiesa sormontata dal campanile risalente alla prima metà del Trecento.

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Piazza S. Francesco

Madonna della Misericordia

Fontana e campanile 

3. Facciata


La facciata è caratterizzata dal un bel portale ad arco acuto sulla cui lunetta è un pregevole affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Caterina, frutto dell’elevato livello raggiunto dagli artisti della cosiddetta ‘Scuola di Mercatello’ strettamente legata alle ricerche umbre. Allo stesso periodo risaliva un portico a tre archi addossato alla facciata, ma questo, progettato da Francesco Di Giorgio Martini, venne demolito nel 1832.

Il rosone in arenaria è invece opera del 1909, realizzata a Firenze da Giuseppe Cipriani su disegno dell’architetto Giuseppe Castellucci, che ebbe un ruolo importantissimo durante gli imponenti restauri dell’edificio.

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Chiesa di S. Francesco

Affresco lunetta 

Facciata

4. Interno


La chiesa, in linea con gli ideali francescani, è un edificio semplice, costituito da una sola navata con copertura a capriate. Le volte si presentano solo nell’abside, quadrilatera ed ornata da uno stupendo arco trionfale tardo gotico.

Le finestre trilobe che si susseguono alle pareti sono chiuse da vetrate realizzate nel 1912 da Francesco Mossmeyer grazie ai privati che le finanziarono, ricordati negli stemmi inseritivi. Tra questi, si distinguono quelli delle più nobili famiglie mercatellesi, che nei secoli hanno sempre dimostrato grande attenzione al tempio francescano, arricchendolo di altari ed opere d’arte e scegliendolo come luogo per il loro riposo eterno, come testimoniano i monumenti funerari collocati nella controfacciata.

A sinistra, in alto, è la parte superstite del Monumento Funerario del medico Brelli, un arco trilobo di pietra arenaria con iscrizione che documenta la data di realizzazione, il 1385. A destra si trova invece il Mausoleo Brancaleoni.

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Interno

Vetrata Gasparini

Monumento Brelli 

5. Mausoleo B. Brancaleoni


Il sontuoso monumento funebre fu fatto realizzare dalla contessa Giovanna Alidosi, madre adottiva e poi suocera del grande Federico da Montefeltro, alla morte del marito Bartolomeo Brancaleoni, signore di Mercatello, avvenuta nel 1425. Realizzato da maestranze veneziane, è composto dalla tomba, sostenuta da tre mensole, e dal superiore sopracielo a due archi polilobi con finali di cuspidi e guglie.

L’arca è suddivisa in tre campi ospitanti mezze figure a bassorilievo racchiuse in formelle lobate raffiguranti al centro Gesù e ai lati la Vergine e l’apostolo Giovanni. Prima dell’attuale collocazione, il mausoleo era nella parete sinistra dell’abside e formava un unicum con l’arco trionfale, che richiama il disegno del baldacchino e risente allo stesso modo della fioritura del gotico di origine veneziana.

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Mausoleo Brancaleoni

Collocazione originaria

6. Affreschi navata


La Chiesa, sul finire del 1300, era affrescata con un imponente ciclo pittorico del quale rimangono solo piccoli frammenti. Tale decorazione, inquadrata da cornici con motivi geometrici, si estendeva all’intera superficie perimetrale, dal pavimento all’imposta della copertura, interessando anche l’originario ingresso absidale. La qualità è evidente nel frammento sulla parete sinistra, raffigurante S. Chiara, riscoperto nel 1911 ed inizialmente attribuito a Lorenzo Salimbeni da Sanseverino. Questo ciclo venne completamente cancellato nel 1425, a seguito dell’inserimento della tomba di Bartolommeo Brancaleoni. Nel periodo immediatamente successivo altre famiglie nobili eressero altari lungo le pareti e li arricchirono di affreschi. Due begli esempi sono entro le nicchie della parete destra.

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S. Chiara

7. Affresco del Paradiso


Entro la grande nicchia è un interessante esempio di scuola umbro-marchigiana della fine del ‘400 che si caratterizza per una notevole vistosità cromatica. L’affresco, detto tradizionalmente Il Paradiso, è l’unico rimasto sempre visibile nel corso delle modifiche subite dall’edificio. La ricca composizione, che in passato si estendeva ad una perduta struttura aggettante, presenta al centro la Madonna in trono col Bambino, ai lati i Santi Caterina d’Alessandria e Ludovico d’Angiò. In alto, solenne, il Padre Eterno benedicente, attorniato da angeli, che regge il mondo con i tre continenti allora conosciuti: Europa, Asia e Africa.

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Affresco detto del Paradiso

8. Affresco Madonna e Santi


L’affresco raffigura la Madonna in trono col Bambino e i Santi Antonio Abate e Sebastiano. Coperto fino al 1913 da un muro che ne ha permesso la conservazione, è riconducibile allo stesso autore dell’affresco visto sul portale di ingresso.

L’artista, che opera alla fine del ‘400 ed è vicino al fare di Giovanni Santi, rappresenta quella che è stata definita Scuola di Mercatello. Questa testimonia l’intensa attività artistica della cittadina che, soprattutto nel corso del Tre e del Quattrocento, ha vissuto la sua stagione più brillante, stimolata da una vivace economia e dalla presenza di numerose famiglie notabili che hanno lasciato il segno della loro cultura e della loro ricchezza.

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Affresco Madonna e SS.

9. Affreschi da S. Martino in V.


Gli affreschi provengono dalla chiesa rurale di San Martino in Valpetrosa, da cui sono stati strappati prima della rovina totale dell’edificio. Sulla parete destra della navata sono sistemati i dipinti che si trovavano dietro l’altare maggiore dell’edificio originario. La grande Crocifissione è opera di un maestro mercatellese di fine ‘400. In un paesaggio aperto dominano la croce e la figura di Cristo attorniato da angeli, alcuni dei quali raccolgono in calici il sangue che esce dal costato e dalla mano. In basso, un’iscrizione esplicita il committente, Francesco di Massa Trabaria.

Sulla parete di fronte potete ammirare gli altri dipinti murali provenienti dalla stessa chiesa e che erano addossati al lato sinistro. Questi raffigurano San Floriano, San Martino che dona il mantello al povero, la Madonna in trono con Bambino e Sant’Antonio Abate. Ad eccezione di quest’ultimo, di scuola locale del primo ‘400, gli altri sono opera del Maestro di Sant’Arduino, attivo nella seconda metà del ‘400, e costituiscono rare testimonianze del gotico cortese nella vallata.

Osservate la figura slanciata della Vergine, dai lineamenti aggraziati, regalmente assisa in trono avvolta in un manto bianco caratterizzato dagli stessi elementi decorativi presenti sul drappo di fondo della scena di S. Martino, un giovinetto che, nell’atto di donare il mantello, mantiene il suo nobile portamento di cavaliere.

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Crocifissione

San Floriano

San Martino

Madonna in trono

S. Antonio Abate 

10. Arco trionfale


La decorazione d'ingresso all'abside, è dominata, al centro, dallo stemma a bassorilievo della famiglia Brancaleoni, mentre ai lati, su mensole poste al di sopra dei capitelli, sono collocate le statue marmoree di S. Francesco, a destra, e di S. Bonaventura a sinistra, entrambe coronate da due baldacchini con cuspidi traforate a fogliame.

Il rilievo dato a S. Bonaventura testimonia l'importanza che il Santo, con la sua presenza a Mercatello, ebbe nell'indirizzare i primi Minori durante la costruzione del complesso francescano.

L'arco trionfale lapideo nel 1425 venne sovrapposto a quello originario in arenaria, nascondendo così il preesistente ciclo pittorico trecentesco, di cui rimangono frammenti a lato e dietro la statua di S. Bonaventura.

Al centro dell'arco è conservato uno straordinario Crocifisso trecentesco.

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Arco trionfale

Affreschi

11. Crocifisso Giovanni da Rimini


Il bellissimo Crocifisso è un dipinto su tavola realizzato da Giovanni da Rimini nel 1309. Caratterizzato da forme potentemente rilevate dal chiaroscuro, presenta nei lobi le figure del Cristo giudice, in alto, e ai lati quelle della Maddalena e di San Giovanni Evangelista.

È una rarissima opera firmata e datata, importantissima per comprendere lo sviluppo della cosiddetta Scuola grottesca. Nella prima metà del 1300 fra Romagna e Marche si ebbe infatti una straordinaria fioritura pittorica promossa in particolare dalle fondazioni francescane, collegata alle eclatanti novità introdotte da Giotto prima nel cantiere assisiate e poi a Rimini. Qui, all’intensa attività artistica stimolata dalla sua presenza, seguì l’elaborazione di un linguaggio figurativo diffusosi anche nel Montefeltro e nella Massa Trabaria, dove pervennero le prime opere dei riminesi, costituite da tavole ed affreschi commissionati agli artisti migliori, che hanno raggiunto esiti originali ed altissimi, come in questo Crocifisso.

L’opera è notoriamente riconosciuta come primo esempio della scuola pittorica riminese che si conclude con il polittico che potete osservare sempre in questa chiesa, sull’altare maggiore.

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Crocifisso

12. Polittico Giovanni Baronzio


Sull'altare maggiore, realizzato a Firenze da Giuseppe Cipriani su disegno dell'architetto Giuseppe Castellucci nel 1914, è conservata una straordinaria opera di Giovanni Baronzio.

Il pittore, uno dei più tardi e dei più importanti della Scuola riminese del Trecento, realizzò il sobrio polittico che state osservando attorno al 1345, caratterizzandolo sì con un'impostazione arcaicizzante, ma con un cromatismo delicato e prezioso che trasporta in un mondo incantato. L'opera è costituita da nove pannelli raffiguranti al centro la Madonna col Bambino e, ai lati, i Santi Caterina d'Alessandria, Paolo, Lodovico d'Angiò, Pietro, Giovanni Evangelista, Francesco, Michele Arcangelo e Chiara.

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Polittico Baronzio

13. Abside

La volta absidale è decorata da affreschi cinquecenteschi attribuiti a Girolamo Genga. Sui quattro spicchi sono rappresentati gli Evangelisti con i relativi simboli: San Marco con il leone, San Luca con il bue, San Matteo con il libro del Vangelo ispirato dall'angelo, San Giovanni con l'aquila. Sulla parete di fondo si trova la grande bifora absidale originale, che, riscoperta nel 1906, diede impulso alla grande stagione di restauri conclusasi nel 1926. La vetrata è opera di Francesco Mossmeyer che la realizzò nel 1912 con le figure delle due Sante mercatellesi: Veronica e Margherita. Solo successivamente queste vennero spostate nelle monofore ai lati dell'arco trionfale e sostituite dai Santi Francesco ed Antonio. In alto, al centro della bifora, è un piccolo rosoncino in arenaria che è stato modello per quello di facciata.

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Volta affrescata

Vetrata

14. Museo di San Francesco, ingresso

La sala in cui vi trovate era originariamente destinata a sacrestia, delle cui suppellettili rimane solo l'anfora trecentesca ritrovata al di sotto della pavimentazione ed ora collocata nella teca centrale.

Dal 1977 è stata adibita a sede del museo, destinato ad accogliere opere del territorio mercatellese e realizzato grazie all'interessamento ed entusiasmo della locale Pro Loco ed in particolare dei suoi dirigenti: Giorgio Simoncini e Vero Baldeschi, alla cui memoria è stata dedicata la sala al piano superiore, ristrutturata in occasione del nuovo allestimento realizzato nell'anno 2005.

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Anfora

Vero Baldeschi

15. Circoncisione di Gesù, G. Picchi

Il dipinto è opera di Giorgio Picchi, interessante artista cinquecentesco di Casteldurante, l'attuale Urbania. Nato intorno al 1555, viaggiò molto anche fuori dei territori del ducato.

La tela che state osservando, realizzata nel 1586, rappresenta la Circoncisione di Gesù e proviene dall'altare del Nome di Dio della Pieve Collegiata, ora dedicato a S. Veronica. Evidente è l'influenza di Federico Barocci, grandissimo artista urbinate, anche se Picchi rielaborò uno stile particolare che lo distinse dai più stretti collaboratori del maestro. Il dipinto è caratterizzato da una grinta stilistica che emerge nell'uso del colore, corposo e squillante, nel piglio caricato dei personaggi e nel gioco degli effetti luminosi, caratteristici della cosiddetta pittura allegra del Picchi.

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Circoncisione

16. Martirio S. Caterina, G. Picchi

Il dipinto, raffigurante il Martirio di S. Caterina, fu realizzato da Giorgio Picchi intorno al 1582 per l'omonima Confraternita di Mercatello che aveva il suo Oratorio nell'attuale via del Seminario. La composizione, dai colori brillanti tipici dell'artista, è movimentata e ricca di particolari cruenti. I carnefici, colpiti dalle schegge lignee causate dalla distruzione della ruota dentata, strumento del martirio, vengono catapultati verso lo spettatore svelando la docile figura della Santa, già protesa con le braccia aperte verso il Cristo, in alto, che tiene nella mano sinistra lo stendardo simbolo della Resurrezione e, nell'altra, una corona, promessa di una regalità ultraterrena raggiungibile con il martirio.

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S. Caterina

17. Sala Vero Baldeschi

L'ampia sala è ricavata nell'antico dormitorio dei Minori. Quattordici cellette, sette per lato, si trovavano in questo spazio ed erano raggiungibili attraverso un corridoio centrale illuminato dalla monofora in pietra visibile all'arrivo delle scale. La cella che la tradizione vuole occupata da S. Bonaventura fu trasformata in cappella ma, come le altre, è andata perduta a seguito delle modifiche e dei danni apportati dai bombardamenti alleati del 1944.

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Sala Baldeschi

18. Vetrata con San Francesco

La vetrata è una preziosa opera trecentesca, l'unica originale superstite della chiesa di S. Francesco. Presenta al centro, su fondo turchino damascato, la figura del Santo assisiate che riceve le stigmate; la più antica rappresentazione di Francesco conosciuta su vetro. Restaurata e adattata ad altra finestra nel 1912 da Francesco Mossmayer, è stata modello per la realizzazione delle vetrate laterali della chiesa.

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Vetrata S. Francesco

19. Battesimo di Gesù, C. Ridolfi

La tela, datata 1612, era ospitata in origine nella chiesa di San Francesco, nell'altare della nobile famiglia Stefàni che la commissionò al pittore veneto Claudio Ridolfi. L'artista, nato nel 1560, dopo una prima formazione presso la bottega di Paolo Caliari - il Veronese, con cui condivise l'appellativo - si trasferì ad Urbino, dove strinse uno stretto rapporto con Federico Barocci, non cessando mai più di coniugare la sua cultura veneta con gli insegnamenti del maestro urbinate. Ridolfi iniziò un'intensa e lunga attività incentrata soprattutto sulla pittura sacra, ma anche sulla ritrattistica, per altro ben rappresentata nel Battesimo di Gesù che state ammirando. I busti dei committenti si affacciano in basso volgendo i volti, indagati con notevole acutezza psicologica, verso lo spettatore.

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Battesimo di Gesù

20. Madonna e Santi, G. Guerrieri

La tela, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura la Madonna col Bambino in una gloria di angeli e, nella parte bassa, Santa Lucia che sta per essere bruciata affiancata ai lati dal carnefice e da San Sebastiano alla colonna. Si tratta di una pala a carattere devozionale, dove le figure, che appaiono incomunicanti tra loro, sono definite da ombre nette e dure. L'opera è di Giovan Francesco Guerrieri da Fossombrone, uno dei pittori marchigiani più interessanti e che lavorò molto per Mercatello. Nato nel 1589, l'artista fu uno degli artefici di quel rinnovamento della pittura marchigiana che, appresa la lezione caravaggesca, seguì la strada del naturalismo.

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Madonna e Santi, Guerrieri

21. Immacolata, ambito G. Guerrieri

La tela, realizzata intorno al 1630, proviene dalla chiesa di San Francesco e raffigura la Vergine Immacolata e un Santo Vescovo che, inginocchiato di fronte a un quadro raffigurante la Vergine, in atteggiamento estatico, volge lo sguardo allo spettatore. In basso a sinistra è lo stemma della famiglia Gasparini-Stefàni, che si formò nel 1626 e poco dopo fece costruire l'imponente palazzo che domina la piazza principale. Autore della tela è un artista molto vicino al fare di Giovan Francesco Guerrieri.

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Immacolata, ambito Guerrieri

22. Tabernacolo ligneo, sec. XVI

Il grande Tabernacolo Ligneo è un'interessante opera cinquecentesca di artigianato locale proveniente dalla Chiesa di S. Francesco. Qui era collocato sull'altare maggiore, posto prima dei restauri novecenteschi all'ingresso dell'abside, fra navata e coro, e visibile in tutti i suoi lati. Intagliato, dorato e dipinto, presenta nello sportello principale la figura del Cristo risorto e, nelle altre cinque specchiature, quelle dei Santi Chiara, Antonio, Bonaventura, Ludovico e Francesco, tutti appartenenti all'ordine francescano.

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Tabernacolo

23. Incoronazione Vergine, G.B. Clarici

La pala d'altare raffigura l'Incoronazione della Vergine e i Santi Francesco, Chiara, Ubaldo e Terenzio, quest'ultimo patrono della città di Pesaro, di cui tiene un modello in mano. La tela fu commissionata nel 1574 dai Conventuali di S. Francesco all'urbinate Giovan Battista Clarici, artista noto soprattutto per la sua attività di cartografo. La sua collocazione in fondo all'abside andò a chiudere la grande bifora originale avviando il totale rinnovamento della chiesa, avvenuto con l'introduzione di numerosi altari laterali.

In continuità con il passato la tela riprende in maniera evidente la raffigurazione affrescata che si trovava in origine sopra l'arco trionfale e che era destinata a sostituire.

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Incoronazione, Clarici

24. Affresco Incoronazione Vergine

L'affresco, staccato nel 1991, è riconducibile ad un ignoto marchigiano della fine del ‘300 ed era parte del primo ciclo pittorico che decorava la chiesa di S. Francesco. Si trovava sopra l'ingresso dell'abside ed era stato occultato nel 1425 dal timpano del nuovo arco trionfale lapideo. Rappresenta l'Incoronazione della Vergine, poi ripresa nella cinquecentesca pala dell'altare maggiore. Nel segno della continuità, anche l'elemento architettonico visibile alle spalle della Vergine fu riproposto, aggiornato, al di sopra delle statue laterali dell'arco trionfale che lo nascose.

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Affresco Incoronazione

25. Transito della Vergine, sec. XVII

Il dipinto seicentesco, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura il transito di Maria. Essa giace in un letto alla presenza degli Apostoli che lei stessa volle rivedere prima della Resurrezione. Secondo la Legenda aurea, infatti, l'angelo che le annunciò la morte dopo tre giorni, fece in modo che gli Apostoli, sparsi per il mondo, la raggiungessero, ciascuno trasportato su una nube. In alto Gesù, in una gloria di angeli, è pronto ad accogliere l'anima di Maria.

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Transito Vergine

26. Affresco S. Agostino

Dalla chiesa di S. Michele di Valbuona, proviene l'affresco staccato raffigurante S. Agostino, ulteriore testimonianza di una produzione pittorica di elevata qualità nell'alta valle del Metauro. Realizzato da un ignoto frescante umbro-metaurense all'inizio del 1500, è caratterizzato dalla figura monumentale del Santo abbigliato con abiti vescovili, inquadrato entro un'incorniciatura dipinta.

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S. Agostino

27. Affreschi Madonna con Bambino

La porzione di affresco, a sinistra, raffigura la Madonna con Bambino. Staccato a massello nel 1683 dalle pareti della Pieve Collegiata a causa dei rifacimenti della stessa, è riconducibile ad un artista locale del 1300.

L'affresco accanto, presentante la medesima iconografia e staccato nel 1909 dalla stessa chiesa, è invece più tardo, databile a cavallo tra ‘400 e ‘500. Attribuito a importanti maestri umbri come il Perugino o il Signorelli, pur nella limitatezza della superficie pittorica rimasta, fornisce elementi sufficienti ad ipotizzare una bottega di valore, come suggerisce ad esempio la raffinata esecuzione del ricamo del bordo della veste della Vergine.

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Madonna col Bambino sec. XIV

Madonna col Bambino sec. XV

28. Affresco Crocifissione

Di notevole interesse è questa monumentale Crocifissione che si trovava originariamente sull'altare maggiore dell'Oratorio di S. Croce. Fu commissionata dalla nobile famiglia Stefàni di Mercatello ed eseguita nel 1373 probabilmente da Giovanni Brelli, uno dei principali esponenti della scuola pittorica mercatellese. Egli imposta il dipinto secondo uno schema compositivo molto diffuso dopo l'insediamento giottesco e dei suoi seguaci, tuttavia mostra un'arte divenuta ormai autonoma. La consueta iconografia dell'episodio, con i dolenti ai lati, è arricchita nella parte superiore dalla presenza del pellicano che si lacera il petto per offrire il proprio sangue ai piccoli, evidente rimando al sacrificio di Cristo crocifisso.

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Affresco Crocifissione

29. Croce a reliquiario

La Croce a reliquiario, in rame e ottone brillante, risale al primo ‘400 ed è certamente opera di bottega toscana, verosimilmente fiorentina. Proviene dall'Oratorio di S. Croce, dedicato proprio alla preziosa reliquia conservata nella parte superiore dell'opera. I bracci presentano infatti terminazioni a reliquiari tondi cesellati anche se nei due le originarie reliquie sono state sostituite da una coppia di medaglie commemorative del giubileo sacerdotale del 1888. La sagoma della croce è profilata da una doppia cornicetta mandorlata a cesello, mossa all'incrocio dei bracci da un largo quadrato e all'altezza delle ginocchia del Cristo da un romboide.

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Croce reliquiario, sec. XV

Croce reliquiario, verso

30. Statue lignee SS. Pietro e Paolo

Le pregevoli sculture risalgono alla fine del ‘400 e provengono dalla Pieve Collegiata. Raffigurano i Santi Pietro e Paolo e sono riconducibili alla locale bottega dei Bencivenni, eccezionali maestri mercatellesi della lavorazione del legno e del suo intarsio, di cui hanno lasciato eccezionali esempi soprattutto in Umbria, in particolare nel Collegio del Cambio di Perugia, realizzato in collaborazione con il Perugino, e nel coro della cattedrale di Todi. Antonio Bencivenni ed il figlio Sebastiano non mancarono mai di onorare le loro radici, aggiungendo in maniera evidente alla firma delle loro opere, l'indicazione della cittadina di origine.

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San Pietro

San Paolo

31. Tavole senesi, Luca di Tommè

Le due tavole, provenienti dalla Pieve Collegiata, raffigurano la Madonna in trono col Bambino e Sant'Antonio Abate. Realizzate dal senese Luca di Tommè intorno al 1370, si distinguono per l'eleganza dei contorni e la dolcezza espressiva che traspare soprattutto dal volto della Madonna. Lo sguardo intenso del Bambino richiama l'arte dei grandi maestri della scuola senese, in particolare dei Lorenzetti.

Il pannello, a sinistra, ospita un dipinto su tavola raffigurante S. Francesco realizzato dal restauratore aretino Gualtiero De Bacci Venuti nel 1918, quando le tavole furono trasferite dal luogo di origine a S. Francesco per essere collocate su un nuovo altare; nell'occasione si ritenne opportuno integrarle perché ritenute incomplete.

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Tavole, Luca di Tommè

S. Francesco, De Bacci Venuti

32. Madonna in trono, Bonaventura di Michele

La preziosa tavola archiacuta, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, presenta in basso un'iscrizione a caratteri gotici che esplicita l'autore duecentesco, Bonaventura di Michele. L'opera, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, è caratterizzata da un disegno deciso, da una linea marcata e da una vivace cromia, elementi che attestano l'influenza del bizantinismo che si era diffuso in Italia nella seconda metà del 1200, riscontrabile anche dalla cornice dipinta a finto cuoio con cavità che dovevano contenere borchie o vetri colorati.

Nei pannelli contenuti nel supporto: troverete due dipinti su tavola realizzati nel 1918 da Gualtiero De Bacci Venuti; a destra è S. Paolo, a sinistra S. Pietro. Il trittico venne costituito per essere collocato su un nuovo altare in S. Francesco, contrapposto a quello realizzato utilizzando le tavole di Luca di Tommè.

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Madonna, Bonavantura di Michele

San Paolo, De Bacci Venuti

San Pietro, De Bacci Venuti 

33. San Bartolomeo, G.G. Pandolfi

La tela di inizio ‘600 rappresenta il Martirio di San Bartolomeo, illustrando con particolare verismo il momento dello scuoiamento del Santo da parte del carnefice. In basso, a sinistra, è la figura a mezzo busto del donatore. Proviene dall'omonima chiesa rurale, non più esistente, ed è attribuita al pesarese Giovan Giacomo Pandolfi. L'artista, al quale spetta un posto di rilievo nell'attività pittorica tra ‘500 e ‘600, recuperò il fare degli Zuccari frequentando l'ambiente romano, per poi rientrare nel territorio ducale dove fu molto operoso risentendo maggiormente dell'influenza di Federico Barocci.

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S. Bartolomeo, Pandolfi

34. Annunciazione, sec. XVII

Il dipinto, proveniente dalla chiesa di S. Francesco, raffigura l'Annunciazione secondo la consueta iconografia: in un interno, la Vergine orante volge lo sguardo verso l'arcangelo Gabriele che, recando il giglio in una mano, è inginocchiato di fronte a lei e con l'altra indica in alto la colomba dello Spirito Santo che, al momento dell'annuncio, discenderà su Maria. Sullo sfondo, a destra, San Giuseppe al lavoro. L'opera, seicentesca, è di un ignoto artista marchigiano che palesa influenze di Federico Barocci.

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Annunciazione

35. Madonna di Loreto, sec. XVII

La tela seicentesca che state osservando raffigura la Madonna di Loreto. La Madonna e Gesù Bambino sono seduti sul tetto di una casa che, sorretta da angeli, viene trasportata in volo. L'iconografia, molto diffusa soprattutto nelle Marche, illustra come la S. Casa di Maria e Giuseppe a Nazaret dove avvenne l'Annunciazione, venne portata in salvo dagli angeli nel 1291, quando i saraceni cacciarono i cristiani dalla Terrasanta e depositata dopo un lungo viaggio a Loreto, ove è conservata nell'omonimo Santuario.

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Madonna di Loreto

36. Croci astili e Pace, secc. XIV-XVI

Nella teca di vetro a sinistra sono conservate: una Croce astile in rame cesellato della seconda metà del ‘300 proveniente dalla Pieve Collegiata, ed una Pace, appartenente alla chiesa di S. Francesco, in avorio intagliato della fine del ‘400, che un tempo veniva baciata prima della Comunione.

Nella teca a destra è un crocifisso della prima metà del ‘500, in rame dorato con statuetta in ottone proveniente dalla Pieve Collegiata.

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Croce astile, sec. XIV

Pace, sec. XV

Croce astile, sec. XVI

Croce astile, verso

37. Madonna col Bambino, copia da G. Genga

L'opera , proveniente dalla Pieve Collegiata, è una tavola cinquecentesca derivante da un perduto originale di Girolamo Genga. Raffigura la Madonna seduta con il Bambino in grembo, entrambi rivolti verso il piccolo San Giovanni Battista che ha il capo coronato da tralci di quercia. Il gesto di Gesù, che poggia con forza il piede sulla mano della Madre quasi a volersi spostare, prefigura la Resurrezione con l'uscita dal Sepolcro.

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Madonna col Bambino, sec. XVI

38. Tondi in marmo, sec. XV

I due bassorilievi marmorei presentano i ritratti di Ottaviano Ubaldini della Carda e di Federico da Montefeltro. Provengono dal distrutto portico antistante la chiesa di S. Francesco, fatto costruire da Ludovico Stefàni su disegno di Francesco di Giorgio Martini e furono realizzati, probabilmente dallo stesso artista, in occasione del passaggio della Contea di Mercatello da Federico, divenuto ormai duca di Urbino, ad Ottaviano. I tondi sono infatti completati da iscrizioni che puntualizzano i titoli degli effigiati: Federico da Montefeltro è duca di Urbino, mentre Ottaviano Ubaldini è conte di Mercatello.

L'Ubaldini era più che fratello del grande condottiero urbinate e, dopo aver trascorso insieme l'infanzia, divenne il suo sostenitore e consigliere politico più vicino, distinguendosi come un intellettuale di grande spicco che ebbe anche un ruolo importante nel mecenatismo artistico.

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Federico da Montefeltro

Ottaviano Ubaldini

Centro storico

Ora che avete completato la visita all'interno del Museo, vi invitiamo a proseguire seguendo il percorso suggerito alla scoperta della cittadina, dove vi saranno indicati i luoghi più significativi.

Veduta centro storico

39. Palazzo Stefani

Vi trovate all'inizio di via Bencivenni, Corso dedicato al grande artista rinascimentale mercatellese e che conduce alla Piazza principale. Il bel palazzo quattrocentesco fu edificato dagli Stefàni, una delle nobili famiglie mercatellesi più importanti, che diede nel tempo rettori alla Massa Trabaria, podestà a Firenze, ambasciatori e cancellieri ai Montefeltro e ai Della Rovere. Sulla porta originale è scolpito su legno il loro stemma - testa di Santo Stefano e tre pietre che ricordano la lapidazione del Santo - affiancato a quello di Federico da Montefeltro, del quale furono trai più vicini collaboratori.

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Palazzo Stefani

Portone del Palazzo

40. Chiesa di Santa Chiara

La chiesa, unitamente al convento, fu fondata nel 1389 quando le Damianite che risiedevano fuori delle mura fin dal 1223, si trasferirono entro Mercatello. Riedificata nel 1646, divenne il primo centro del culto di S. Veronica Giuliani, anche perché qui vissero e morirono clarisse le sue tre sorelle.

L'edificio è ad unica navata con tre altari. In quello maggiore, intagliato e dorato da maestranze locali all'inizio del ‘600, è un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, Santa Chiara e San Francesco, del pittore Felice Damiani da Gubbio, datato 1604. In basso a sinistra il ritratto a mezzo busto del committente, appartenente ai Brancaleoni del ramo mercatellese, come evidenziato dallo stemma. Gli altari laterali, seicenteschi, intagliati e dorati, ospitano dipinti coevi. Su quello a destra una Madonna col Bambino e i Santi Antonio Abate e Filippo Neri, della scuola di Giovan Francesco Guerrieri, proveniente dalla distrutta chiesa di S. Antonio. Su quello a sinistra una tela realizzata probabilmente da Felice Damiani con Cristo benedicente tra i Santi Filippo Neri e Francesco d'Assisi e, in basso, San Diego. Tela commissionata dalla famiglia Stefàni, come attesta lo stemma dipinto in basso a sinistra, per uno dei loro altari nella chiesa di S. Francesco.

Alle pareti sono conservati altri quadri significativi soprattutto quali espressioni di attaccamento alla storia religiosa locale, avendo ad oggetto S. Veronica Giuliani e la Beata Margherita della Metola.

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Altare Maggiore

Altare destro

Altare sinistro

S. Veronica 

41. Oratorio di Santa Caterina

Alla vostra destra, quasi a metà della via, potete osservare la facciata a pietre piane dell'antico oratorio di S. Caterina. Risalente alla metà del ‘400, fu inglobato nell'edificio del Seminario voluto nel 1639 dal vescovo Honorati nel luogo in cui sorgeva l'ospedale dell'omonima Confraternita. Dell'originario edificio rimane solo il bel portale in arenaria.

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Seminario e Oratorio S. Caterina

Facciata Oratorio S. Caterina

42. Monte di Pietà

Incastonato nel Palazzo dei Brancaleoni, il Monte di Pietà fu fondato nel 1516 e a questa data risale il bassorilievo che potete osservare sopra il portale raffigurante il Cristo paziente. All'interno il tempo si è fermato e tutto è rimasto intatto nei secoli, infissi, pavimento, arredi e soffitto a cassettoni. Solo i voluminosi registri sono stati spostati per una migliore conservazione e per lasciare il posto all'Ufficio di Informazione Turistica che lo occupa.

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Monte di Pietà

43. Palazzo del Comune

L'edificio, a tre piani con loggiato sul fronte, è sede del Comune e fu costruito nel 1880 dopo aver abbattuto l'antico Palazzo della Ragione, che con la sua torre ed alcune case costituiva un isolato più avanzato che riduceva l'attuale piazza e nascondeva per metà alla vista il palazzo Gasparini.

All'interno, la Sala Consiliare ospita busti in gesso ottocenteschi, copie di capolavori romani, e dipinti del ‘600 e ‘700. Vi è poi esposta la Pergamena Stefàni, importantissimo documento che testimonia la fondazione di Mercatello, avvenuta il 21 marzo 1235, quando gli abitanti di sette piccoli castelli vicini decisero di abbandonarli e fondare un nuovo comune fortificato.

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Palazzo del Comune

Madonna e S. Antonio, sec. XVII

Pergamena Stefani 

44. Palazzo Gasparini

Palazzo Gasparinin fu edificato nel 1640 da Ottavio, dopo il matrimonio con Caterina Stefàni, come indica l'iscrizione scolpita sul portale. L'interno è costituito da numerose sale caratterizzate da fantasiose volte, una diversa dall'altra. Alcune, al piano nobile, sono decorate con scene risorgimentali, attribuibili all'allora proprietario Bruno Gasparini. Il palazzo è ora di proprietà comunale e sede di mostre temporanee.

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Palazzo Gasparini

45. Pieve Collegiata

Dedicata a San Pietro apostolo, a cui si aggiunse nel 1422 S. Paolo, la Pieve Collegiata conserva nella massa muraria esterna parti della primitiva costruzione romanica e della successiva ricostruzione del 1363, epoca a cui risalgono le finestre gotiche tamponate che potete vedere sui fianchi. La chiesa, originariamente Pieve d'Ico, cresciuta di importanza tanto da essere svincolata con bolla papale nel 1180 dalla Diocesi di Città di Castello, fu il fulcro attorno al quale si sviluppò Mercatello.

La primitiva torre campanaria fu abbattuta nel 1682 e sostituita dall'attuale campanile che ospita l'orologio comunale antecedente al 1600. La facciata è stata realizzata in stile romanico nel 1927 dall'architetto Mario Egidi De Angelis. L'affresco nella lunetta del portale raffigura la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo, e venne realizzato nello stesso anno da Gualtiero De Bacci Venuti assieme a quello sopra la porta laterale.

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Esterno

Parete esterna

46. Interno

L'interno della chiesa ha subito una radicale trasformazione tra la fine del ‘600 e il 1730, anno in cui dovette essere riconsacrata. L'originario impianto romanico è stato infatti completamente cancellato dal nuovo, progettato dall'architetto Nicola Barbioni di Città di Castello.

L'edificio, a tre navate con cupola sopra il transetto e abside affiancata da due cappelle, è un importante contenitore di opere d'arte.

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Interno

47. Navata destra

Nel primo altare è conservata una pregevole tavola raffigurante l'Immacolata Concezione. L'opera fu eseguita attorno al 1556 da Raffaellino del Colle, pittore nativo di Sansepolcro, che si distinse come uno dei più importanti artisti del Manierismo Metaurense quale divulgatore del messaggio raffaellesco nella vasta zona di confine tra Toscana, Marche ed Umbria.

Degna di nota è anche la tela conservata nel secondo altare, raffigurante San Carlo Borromeo in gloria, opera di Giovan Francesco Guerrieri.

Segue, nel transetto, l'altare già del Nome di Dio, ora dedicato a S. Veronica e, a destra del presbiterio, la settecentesca Cappella del SS.mo Sacramento, dove sono conservate tele coeve a soggetto vetero testamentario.

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Immacolata, Raffaellin del Colle

S. Carlo, Guerrieri

Cappella SS. Sacramento

Sacrificio di Isacco

48. Abside

Nel catino absidale osservate il dipinto settecentesco dove sono raffigurati i Santi titolari (Pietro e Paolo), racchiuso entro un grande ornato in stucco con lo stemma dell'arciprete Fadossi, che concluse il colossale rifacimento interno della Chiesa chiudendo la cupola, realizzando l'abside e sistemando la controfacciata con la cantoria e le nicchie di S. Pietro e del Battistero.

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Altar Maggiore

Cantoria

49. Madonna delle Grazie

Nella neoclassica cappella della Madonna delle Grazie, realizzata dall'architetto Vincenzo Pritelli nel 1930, è conservata una preziosissima icona raffigurante la Madonna col Bambino.

Oggetto di grande devozione, la tavola, antecedente al 1100, è una rarissima testimonianza di arte bizantina. Ritenuta la più antica tavola dipinta delle Marche, la miracolosa icona, è tradizionalmente considerata l'elemento che propiziò la fortuna e lo sviluppo dell'antica Pieve.

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Madonna delle Grazie

50. Navata sinistra

Il primo altare sul transetto, originariamente riservato alla Madonna delle Grazie e che possiede una tela tardo seicentesca dell'Assunta che può scomparire nella base, è ora intitolato alla Beata Margherita della Metola, nata nel 1287 nelle vicinanze di Mercatello.

Il secondo, dedicato alla Madonna del Carmine, ospita una tela della scuola del Guerrieri.

L'ultimo conserva una Crocifissione e dolenti di scuola romana di inizio ‘600.

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Assunta, sec. XVII

Beata Margherita, sacrestia

Madonna del Carmine, ambito Guerrieri

Crocifissione, sec. XVII

51. Porta Metauro

Porta Metauro è l'unica superstite delle quattro che si aprivano sulla cinta muraria. Di fronte al ponte romanico, coevo alla fondazione duecentesca della città, ed a sua difesa, si ergeva la Rocca, di cui rimangono solo tracce ed il locale che potete vedere a fianco della porta: vano cilindrico utilizzato fino all'ultimo dopoguerra come neviera.

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Porta Metauro, esterno

Ponte Metauro

Neviera 

52. Chiesa di S. Maria al Metauro

La chiesa della Vergine del Metauro sorse attorno ad un'edicola campestre trecentesca e venne costruita nel 1641 proprio in seguito ai miracoli e alle grazie attribuite dai fedeli a quest'ultima. Per iniziativa degli Oratoriani di S. Filippo che vi si stabilirono, venne poi ulteriormente arricchita.

L'altare maggiore ospita l'edicola con l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino, secondo la tradizione prima opera del grande pittore bolognese Simone dei Crocifissi. Il grandioso ornato ligneo intagliato e dorato, è probabile opera di Giampietro Zuccari di S. Angelo in Vado, fratello dei più noti Taddeo e Federico, dorata poi da Tommaso Vannucci da Fossombrone.

Nell'altare di destra è una statua della Madonna del Bello Amore, particolarmente venerata per aver tradizionalmente protetto Mercatello durante il disastroso terremoto del 1781. L'opera può essere coperta da una tela raffigurante S. Isidoro l'agricoltore, eseguita intorno al 1650 dal durantino Domenico Peruzzini.

L'altare a sinistra, intagliato e dorato, possiede una tela raffigurante S. Filippo Neri in estasi realizzata da Giovan Francesco Guerrieri, l'importante artista marchigiano del quale avete già ammirato altri dipinti.

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Esterno

Edicola trecentesca affrescata

S. Isidoro, Peruzzini

S. Filippo Neri, Guerrieri

53. Nucleo Medievale

Sul piccolo slargo, ove un tempo era la dogana, si affacciano il Teatro Bencivenni, pesantemente modificato nell'ultimo dopoguerra, e il piccolo palazzotto dei Morelli con a fianco l'antico archivio comunale.

Vi trovate nel nucleo medievale di Mercatello, ben esemplificato dalla bella casa a schiera poco avanti sulla destra, nella parte inizialmente della famiglia Stefàni, che qui possedeva la propria torre, inglobata dalla Rocca e poi con essa demolita.

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Porta Metauro, interno

Casa Medievale

54. Via XXVIII Luglio

Nella via dedicata al XXVIII luglio 1849, giorno della sosta che Giuseppe Garibaldi fece con il suo esercito a Mercatello, potrete vedere testimonianze di antiche costruzioni due-trecentesche, che in alcuni casi conservano le caratteristiche porte del morto, che venivano smurate solo per il breve periodo necessario all'uscita di un defunto.

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Via XXVIII Luglio

55. Monastero delle Cappuccine

Il monastero delle cappuccine, ancor oggi faro di spiritualità, sorge ove era la casa natale di S. Veronica Giuliani, come essa stessa aveva predetto. Nata nel 1660, nel 1677 entrò in monastero a Città di Castello, ove la sua vita trascorse immersa in una particolare esperienza mistica vissuta all'insegna del dolore fisico e morale. Fu soggetta a visioni, estasi, ferite al cuore e impressione delle stigmate. Morì il 9 luglio 1727 e, al momento dell'autopsia, i medici trovarono impressi nel suo cuore gli strumenti della passione: fu subito acclamata Santa, anche se venne ufficialmente beatificata nel 1804 e canonizzata nel 1839.

I parenti della Santa e i nobili cittadini donarono con entusiasmo la sua casa natale ed altri edifici attigui e nel 1751 iniziarono i lavori, terminati nel 1773.

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Monastero e Statua S. Veronica

56. Chiesa delle Cappuccine

La chiesa, eretta su disegno dell'architetto urbinate Giuseppe Tosi, venne consacrata nel 1772 e dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Subì pesanti modifiche negli anni cinquanta del secolo scorso che ne alterarono in parte le forme originali.

Nella lunetta del presbiterio è un affresco rappresentante la Madonna che detta il diario a S. Veronica, realizzato nel 1981 dal pittore mercatellese Claudio Sacchi. Sulla parete sinistra dell'abside la tela settecentesca che si trovava sull'altare maggiore, S. Veronica coronata di spine, del pittore pesarese Pietro Tedeschi.

Al piano superiore è ospitato un piccolo Santuario allestito nella stanza in cui nacque la Santa. Qui sono custodite come preziose reliquie abiti e oggetti appartenuti a Veronica, tra cui un'immagine dipinta della Vergine con il Bambino con cui dialogava da piccola.

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Facciata

Affresco abside, C. Sacchi

Santuario S. Veronica 

57. Chiesa di Santa Croce

La Chiesa di Santa Croce, nota anche come S. Sebastiano, fu eretta a metà del 1300 unitamente all'omonima Confraternita ma, andata in rovina dopo il terremoto del 1781, venne quasi completamente riedificata nel 1795. Nell'altare maggiore, entro un ornato ligneo intagliato e dorato attribuibile a Giampiero Zuccari, è collocato il Miracolo della vera Croce, tela di Giorgio Picchi, esemplare testimonianza del gusto del pittore per le composizioni sovraffollate. Nell'urna sottostante, chiusa da una tela dello stesso Picchi raffigurante il Cristo morto, è conservata una straordinaria e rara statua con il medesimo soggetto, donata alla confraternita nel 1285. Questa è tradizionalmente visibile solo il giorno del Venerdì Santo quando, dopo essere stata deposta dalla croce issata la notte precedente in Collegiata, viene riportata solennemente in processione al suo sepolcro. Il corpo della statua è realizzato interamente in cuoio conciato in modo tale da lasciargli totale flessibilità.

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Altare Maggiore

Processione Cristo morto 

58. Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale, iniziato da Federico da Montefeltro e Ottaviano Ubaldini nel 1474 su disegno di Francesco di Giorgio Martini, è rimasto incompiuto.

Pur se alterato sia all'interno che all'esterno nel corso dei secoli a causa dei numerosi passaggi di proprietà e del variare dei gusti, ha mantenuto inalterata la purezza dell'impianto quattrocentesco originario, che nella sua limpida e chiara planimetria sembra appena uscito dai Trattati lasciatici dal suo celebre ideatore.

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Palazzo Ducale

59. Palazzaccio

La costruzione cinquecentesca è l'antica dimora dei signori Fabbri, detta il Palazzaccio. In essa è ravvisabile l'intervento dell'architetto Girolamo Genga che lo edificò sulla base di un più antico bastione che si trovava lungo le mura cittadine, frutto della riorganizzazione delle difese militari voluta da Federico da Montefeltro e realizzata da Francesco di Giorgio Martini.

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Palazzaccio